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HUNGARY - MAGYARORSZÁG

Blessed Pope John Paul II was a pilgrim to Hungary in 1991, on his 52nd apostolic pilgrimage (when he also visited Poland for World Youth Day Czestochowa) and in 1996 on his 73rd apostolic voyage.

Papa Benedict XVI gave catechesis on Saint Elizabeth of Hungary.

Here below are responses to Totus2us podcasts given by Hungarians
- many thanks to you all    ♥

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Anne-Marie       

"Mary is a friend who invites me to the quiet life of Nazareth, to that hidden and unknown world, to be hidden and unknown in the world and to live that out today, where I am."

Gabriel       

"In Mary's affirmation of God's call, she shows various virtues, among which are humility, trust, faith … Her last words that are recorded in the New Testament 'Do what ever he says' recall us all to be present to the will of God moment by moment in our every day lives."

Maria       

"I thank God that He led me here … because I was lost and I came back about 18 years ago, searching. It's really true: search and you will find, because I was searching 'What is the truth?' And the truth was running after me, I was running away from the truth, because Jesus said 'I am the truth.' But I was searching and I went eventually to a gnostic society .... Eventually they said that Jesus gave everything to his mother. I said 'What! What. Really! Mummy! Mummy. Mummy!' Within a month I was back in the Catholic Church."

Rita      

"Mary is the Mother of hearts, she sees the lonely, the sick and the broken-hearted. If anybody does go to her, she does listen."

If you'd be up for giving your something about Mary,
please do get in touch with the Totus2us team

- as well as hopefully bringing you joy,
you'd be really helping Totus2us   ♥

Totus tuus ego sum et omnia mea tua sunt.
Accipio te in mea omnia. Praebe mihi cor tuum, Maria. - St Louis de Montfort

Blessed John Paul II took his motto Totus Tuus from this quote.

"I am all yours and all that I have is yours.
I accept you as my all. O Mary, give me your heart.”

Blessed John Paul II's reflection on his 1996 pilgrimage to Hungary
General Audience, Wednesday, 11 September 1996 - in Italian & Spanish

"Carissimi Fratelli e Sorelle!
1. Oggi desidero soffermarmi con voi sul Viaggio apostolico, da me compiuto in Ungheria venerdì e sabato della scorsa settimana. Si è trattato della mia seconda visita pastorale in quel Paese, dopo quella del 1991. Il mio primo sentimento è un fervido rendimento di grazie: al Signore, anzitutto, perché con la sua Provvidenza ha guidato i passi del Successore di Pietro e ancora una volta lo ha fatto Pellegrino sulle vie della Chiesa, Chiesa di oggi che celebra le sue origini, Chiesa del Duemila che commemora le sue millenarie radici. Questo è stato il motto del pellegrinaggio: Cristo è la nostra speranza!

Un sentito ringraziamento rivolgo al Presidente della Repubblica di Ungheria, Sig. Arpád Göncz, ed alle altre Autorità civili, per l’accoglienza riservatami. Rinnovo il mio abbraccio di pace e di comunione ai venerati Pastori della Chiesa che è in Ungheria, in particolare all’Abate di Pannonhalma ed al Vescovo di Gyor, e lo estendo di cuore all’intera comunità cristiana magiara.
Un albero dalle profonde radici

2. Quello di venerdì e sabato è stato un pellegrinaggio sui sentieri del tempo della Chiesa: un itinerario che si è spinto nel passato, per illuminare il presente e proiettarsi verso il futuro. Un viaggio a ritroso di mille anni, per confrontarsi con la generazione che varcò l’Anno Mille, per raccoglierne la testimonianza e farne tesoro, alla vigilia del terzo millennio ormai prossimo. La Chiesa è un albero dalle profonde radici: mentre si protende oltre il Duemila, celebra in ogni parte del mondo i momenti più significativi del proprio diffondersi lungo i secoli nelle varie nazioni, secondo il mandato di Cristo Risorto. Io stesso, nel corso del mio Pontificato, mi faccio testimone e promotore di questa memoria storica, che è garanzia del cammino futuro. Ecco perché ho scelto di recarmi a Pannonhalma e a Gyor: là dove, cioè, il popolo magiaro custodisce la memoria della sua millenaria tradizione cristiana.

A Pannonhalma per ricordare e riproporre le fondamenta spirituali e culturali dell’Europa

3. Pannonhalma è la località in cui sorge, sulla collina di San Martino, il più antico monastero dell’Ungheria: l’omonima Arciabbazia, fondata mille anni or sono da alcuni monaci provenienti da Roma, confratelli e discepoli di sant’Adalberto, Vescovo di Praga, protomartire e patrono della Polonia, venerato perciò da Boemi, Polacchi e Ungheresi. L’Abbazia di Pannonhalma, insieme con le moltissime altre dell’Ordine di san Benedetto che costellano il continente europeo, è stata nei secoli un rilevantissimo faro di cultura ed ha svolto un importante ruolo di difesa della libertà e della verità, soprattutto di fronte alle invasioni turche e, recentemente, durante la dittatura comunista. Celebrarne il millenario ha significato, in un certo senso, ricordare e riproporre le fondamenta spirituali e culturali dell’Europa, al cui consolidamento la tradizione benedettina ha efficacemente contribuito. Nella splendida chiesa gotica si è svolta con singolare solennità la liturgia dei Vespri: il suggestivo tempio, il canto dei monaci, l’intensa partecipazione dei fedeli, hanno conferito una straordinaria eloquenza a quel momento di preghiera, a quei solenni Vespri del Millennio, durante i quali più volte si è pregato per l’unità dei cristiani.

La valenza ecumenica del pellegrinaggio

Il mio pellegrinaggio a Pannonhalma, infatti, ha rivestito anche un’importante valenza ecumenica. L’antica Abbazia, sorta alla fine del primo Millennio, è testimone dell’epoca in cui i cristiani d’Oriente e d’Occidente erano ancora in piena comunione. Questo spinge noi, che ci prepariamo al Giubileo del Duemila, a fare memoria di tale piena unità per superare completamente le divisioni subentrate in seguito.
A Gyor una fervida esortazione alla speranza sull’esempio di quanti hanno pagato di persona la resistenza alla violenza e alla sopraffazione

4. Gyor è una delle più antiche città ungheresi, ricca di monumenti. Là si è svolta la grande Concelebrazione eucaristica, dominata dalla figura di Cristo Buon Pastore, fonte di fiducia, di speranza, di fortezza per le persone e per le nazioni che si affidano alla sua guida.

A Gyor, diocesi fondata agli albori del secondo millennio, al tempo del santo Re Stefano, ho rinnovato alla Chiesa ungherese, nel nome di Cristo Buon Pastore, una fervida esortazione alla speranza, additando l’esempio di quanti, nei decenni passati, hanno pagato di persona, anche con la vita, la resistenza alla violenza ed alla sopraffazione. In particolare, oltre all’intrepido Cardinale József Mindszenty, ho ricordato, sostando anche sulla sua tomba, il Servo di Dio Vilmos Apor, Vescovo di Gyor, che nel ‘45 pagò con la vita la volontà di difendere da soldati sovietici alcune donne rifugiate nel Vescovado. Il processo di beatificazione di questo eroico Vescovo è giunto ormai alla sua fase conclusiva.

Una testimonianza di solidarietà ai venerati Pastori

Con la mia visita ho voluto portare una testimonianza di solidarietà e di sostegno in modo speciale ai venerati Pastori del popolo di Dio che è in Ungheria, ai quali ho lasciato un messaggio di incoraggiamento per la loro impegnativa opera di evangelizzazione.

Magna Domina Hungarorum

5. Anche questa volta, carissimi Fratelli e Sorelle, il Vescovo di Roma si è fatto messaggero di Cristo sulle strade del mondo, nella certezza che il Vangelo è parola di verità perenne sull’uomo e sulla società, unica stabile garanzia di libertà e di solidarietà nel mutare dei sistemi ideologici e degli ordinamenti politici.

Sono andato verso il caro popolo ungherese ed i suoi Pastori nel nome di Cristo, lo stesso di ieri, di oggi e di sempre, fonte di speranza e di autentico rinnovamento spirituale, culturale e sociale. Mentre ho ancora negli occhi i volti ed i luoghi di questo itinerario magiaro, mi è caro porre tutte le persone e le comunità incontrate, e l’intera Ungheria, sotto la protezione di Maria Santissima, Magna Domina Hungarorum, perché ottenga loro di essere sempre forti e coerenti nella fede in Cristo nostra speranza!"

John Paul II's reflection on his 1991 pilgrimage to Hungary
General Audience, Wednesday 28 August 1991 - in Italian & Spanish

"“Gaude, Mater Hungaria”

1. “Gaude, Mater Hungaria”. Esulta con queste parole la Chiesa di Ungheria nei solenni vespri della festa di Santo Stefano. Desidero anch’io esprimere quest’oggi la mia gioia per il fatto che mi è stato dato di essere presente in terra ungherese proprio nella solennità del Santo Patrono, il 20 agosto, e nei giorni che l’hanno preceduta. Si è realizzato, così, dopo tanti anni, il desiderio di questa visita ad una Nazione che, sin dall’inizio della sua recente storia, è strettamente legata alla Sede di Pietro da un particolare vincolo, del quale sono segno il battesimo e la corona reale che il sovrano di Ungheria, Santo Stefano, ricevette dal papa Silvestro II, nell’anno mille. Nella corona del Santo Re ungherese si è saldata, lungo tutta la storia del Paese, l’identità nazionale e politica, e l’unione con la Chiesa. Nei giorni dal 16 al 20 agosto il Successore di San Pietro ha potuto confermare questo legame, visitando l’eredità di Santo Stefano.

Il Card. Mindszenty
simbolo della Chiesa e della Nazione

2. Tutto ciò mette in evidenza i mutamenti provvidenziali sopravvenuti nella società e nella Chiesa. La precedente situazione, che durava sin dalla fine della seconda guerra mondiale, era stata imposta agli Ungheresi con le decisioni di Yalta e non lasciava certo trasparire la possibilità di una simile visita, benché fosse certamente attesa. Il Cardinale Jozsef Mindszenty è il simbolo di quanto la Chiesa e la nazione ungherese hanno sperimentato dal 1945 in poi. Lo slancio della libertà nel 1956 si è infranto con l’entrata delle truppe d’occupazione e con il consolidamento di una condizione politica imposta. L’attività della Chiesa è rimasta successivamente limitata e sottomessa ai programmi dell’ateizzazione statale della società. Nel momento in cui il popolo è riuscito a liberarsi dal sistema impostogli, ritornando alla democrazia e ai normali diritti civili – incluso quello alla libertà religiosa – si sono aperte nuove possibilità per una attività regolare della Chiesa.

Mi è stato dato, pertanto, di essere accolto nello splendido edificio del Parlamento a Budapest, sede del Governo della Repubblica, dove ho ringraziato per l’invito il Presidente dell’Ungheria, il Primo Ministro e anche tutti i Rappresentanti del Governo. Ho inoltre espresso la mia gratitudine alle autorità locali, durante le varie tappe della mia visita a Pécs, Nyiregyháza, Debrecen e Szombathely.

Un passato ricco di storia

3. Visitando l’Ungheria ci si rende conto di tutto il suo passato, un passato ricco di storia, che si spinge fino al tempo dei romani. Già prima dell’arrivo degli Ungheresi, questo Paese era nel raggio dell’evangelizzazione cristiana. Basta ricordare che la pianura della Pannonia fu patria di San Martino (poi vescovo di Tours), nel IV secolo. Nel periodo della dominazione della Grande Moravia vi giunsero i missionari del gruppo dei santi Cirillo e Metodio. Sulla presenza di abitanti slavi nella Regione situata lungo il Danubio testimonia il nome stesso della città di Visegrad (Wyszehrad). Già nel periodo in cui tale Regione andava strutturandosi come nazione ungherese sotto il governo della famiglia degli Arpadi (secoli X-XIII), San Gerardo e Sant’Adalberto, vescovo di Praga, vi svolgevano un attivo lavoro missionario.

Ma il personaggio che indubbiamente ha esercitato l’influsso decisivo per l’intero millennio nella conversione degli Ungheresi e nella loro unione con la Chiesa Cattolica è stato Santo Stefano. Egli ha trasmesso la fede cristiana agli eredi immediati e lontani della corona, tra i quali troviamo una fila di santi personaggi. Sant’Emerico, Santo Stefano, San Ladislao, Santa Elisabetta e Santa Margherita. È proprio a Santa Margherita che si sono rivolti i giovani, durante l’incontro nella serata del 19 agosto. Questa Santa, dopo l’invasione dei Tartari nel XIII secolo, è diventata il punto di riferimento spirituale della rinascita del paese. E guardando a lei i giovani hanno voluto mettere in luce il compito che sta davanti alla generazione contemporanea, dopo la distruzione spirituale e morale degli ultimi decenni.

Il tema ricorrente della preghiera

4. Questo compito è stato praticamente il tema principale e ricorrente della preghiera in tutte le fasi della mia visita pastorale in terra ungherese. È stato espresso nella liturgia eucaristica, iniziando da Esztergom, prima capitale e, fino ad oggi, sede del Primate di Ungheria; è stato ripreso nell’incontro con il mondo della cultura e della scienza; è stato evidenziato, infine, in quello con la Conferenza Episcopale, con i sacerdoti diocesani e religiosi, e anche con le giovani generazioni (con i seminaristi e le novizie) nella chiesa di San Mattia. L’incontro con i malati ha fatto riferimento a tale compito perché il sacrificio della sofferenza insieme con la preghiera contribuiscono al rinnovamento spirituale, mediante una singolare comunione al mistero della Redenzione di Cristo.

Numerosi sono stati coloro che hanno partecipato all’assemblea eucaristica e alla liturgia bizantina (nella lingua ungherese) nel santuario di Máriapócs. Erano presenti, poi, cattolici di rito orientale venuti dai Paesi vicini, dalla Slovacchia, dalla Subcarpazia, dall’Ucraina e dalla Romania.

L’incontro di Debrecen centro storico del calvinismo

5. Nella vita della Chiesa e della società in Ungheria riveste indubbia rilevanza il problema dell’ecumenismo, avendo circa il 30 per cento della società accolto nel XVI secolo il Cristianesimo riformato, soprattutto il Calvinismo. Per questa ragione ha avuto notevole interesse, anche nella visita papale, l’incontro a Debrecen. Tale città è, in effetti, il centro storico del Calvinismo ungherese, che ha dato il proprio contributo alla storia della nazione e della cultura magiara particolarmente nella parte orientale.

Numerose persone sono intervenute alla celebrazione ecumenica e alla preghiera per l’unità dei Cristiani. Ringraziamo il Signore per questo avvenimento: in tempi non lontani un tale incontro sarebbe stato impossibile.

Ricordo, inoltre, che nel programma dello stesso giorno, domenica 18, si è svolto a Budapest l’incontro con i rappresentanti della Comunità Ebraica.

La Messa celebrata nella piazza degli Eroi

6. In ogni fase del mio pellegrinaggio apostolico hanno preso parte alla liturgia pellegrini provenienti dalle Nazioni vicine: Cardinali e Vescovi, sacerdoti e laici giunti dall’Austria e Germania, dalla Slovacchia, dalla Iugoslavia: specialmente dalla Croazia e Slovenia, ma anche dalla Polonia. Particolarmente numerosa è stata la presenza di questi pellegrini alla festa di Santo Stefano e alla Santa Messa celebrata nella Piazza degli Eroi: è stata l’assemblea più folta di tutta la visita. Si è confermato, così, il fatto che la corona di Santo Stefano è rimasta eredità viva della nazione e della Chiesa ungherese.

Abbraccio con la memoria e la preghiera tutto il popolo che vive in Patria e anche quei milioni di Ungheresi che si trovano all’estero. Che tutti stringano al cuore l’eredità spirituale di Santo Stefano e, insieme con essa, accrescano nei loro spiriti l’amore e la venerazione per la beata Vergine: Magna Domina Hungarorum!"